Sermig

Bambini d'Italia

Servizio TGR Piemonte - Ernesto Olivero in studio per presentare "Bambini d'Italia"


Domenica 26 febbraio - Articolo su AVVENIRE per presentare iniziativa "Bambini d'Italia"
Paolo Lambruschi / Avvenire - avvenire.it/attualita/pagine/il-papa-firma-per-la-cittadinanza-ai-piccoli


Il Papa firma la cittadinanza ai piccoli.
Francesco aderisce al manifesto del Sermig: "È italiano chi nasce e va a scuola in Italia"
 

Due manifesti e una petizione del Sermig con le firme dei bambini perché il Parlamento italiano approvi la legge che concede la cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri e regolarmente residenti o a chi è arrivato nel nostro Paese e vi ha concluso un ciclo di studi. Attualmente è in attesa di venire votato dal Senato un disegno di legge approvato alla Camera, ma in settimana su questa riforma della cittadinanza con il cosiddetto "ius soli" temperato - o "ius culturae" - si sono addensate nubi dense e si rischia che anche in questa legislatura non si arrivi a nulla.

L’iniziativa "Bambini d’Italia" firmata da tanti bambini, a partire da quelli di Porta Palazzo, l’angolo più multietnico di Torino dove sorge l’Arsenale della Pace - casa del Sermig - non ha colore politico, anzi vuole unire le persone di buona volontà di ogni schieramento con un contributo di dialogo costruttivo, in un contesto politico che molte volte tende a dividere senza porre freno ai pericolosi segnali di odio crescente.

Il manifesto - firmato da Olivero, cui ha aderito papa Francesco - ribadisce un principio chiave tuttora disatteso: tutti i bambini che nascono e vanno a scuola in Italia sono italiani, anche se i loro genitori sono stranieri. Questo deve essere riconosciuto. Il testo motiva che "così ameranno di più la terra dove sono nati. Non cresceranno sentendosi diversi ed esclusi con dentro un odio sottile che prima o poi può esplodere. Disinneschiamo un odio che fa male a tutti. Cominciamo dai bambini perché si sentano fratelli e sorelle d’Italia".

«Abbiamo scritto questo pensiero – spiega Olivero – e la creatività dell’ agenzia pubblicitaria Armando Testa lo ha trasformato nel manifesto della campagna "bambini d’Italia". Non abbiamo pensato a una raccolta firme, ma l’hanno sottoscritto i bambini accolti all’Arsenale della Pace anche se non sono ancora italiani. Il loro desiderio era che il Papa fosse il primo e unico firmatario tra gli adulti; sarebbe stato la persona più adatta perché il suo insegnamento porta il Vangelo nelle nostre vite e ha grande rispetto per chi non ha la nostra fede. Il 31 gennaio mi è venuto a trovare il cardinale Rodriguez Maradiaga, uno dei suoi collaboratori. Non ci conosceva, quando è entrato all’Arsenale lo ha definito un’opera di Dio perché ha una spiritualità che unisce e non divide. Gli ho fatto vedere il manifesto "Bambini d’Italia" e gli ho espresso il desiderio dei nostri bambini che il Papa fosse il primo a firmarlo. Lo avrebbe incontrato e glielo avrebbe sottoposto. Il Papa l’ha firmato subito». Che strada percorrerà il manifesto? «Sarà uno dei momenti chiave dell’Appuntamento dei Giovani della Pace che si terrà a Padova il 13 Maggio 2017 e che avrà per tema “L’odio non ci fermerà. Ripartiamo dall’amore”. Non vogliamo dimenticare che solo alcuni decenni fa in Europa l’odio ha ucciso milioni di persone nei campi di sterminio e anche il nostro oggi è intriso di violenza e di odio.

Vorremmo poi portare questo testo al Capo dello Stato - conclude Olivero - al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Camere. Dobbiamo agire tutti insieme per i bambini e a partire dai bambini. Se uno si sente trattato da straniero, agisce da estraneo. Vorremmo cancellare per sempre parole come “nemico”, “infedele”, “diverso”. Nel secolo scorso almeno 20 milioni di europei sono emigrati per dare la possibilità di vivere con dignità ai familiari che restavano. Oggi gli immigrati che varcano i nostri confini non devono spaventarci ma devono sollecitarci ad un’accoglienza ben organizzata che ne faciliti l’integrazione».

Paolo Lambruschi / Avvenire

torino.repubblica.it - 
Torino: ius soli, appello del Sermig a Camera e Senato: firma anche Papa Francesco


Adesioni all'iniziativa "BAMBINI D'ITALIA"

Papa Francesco
Istituto di Studi Politici "S. Pio V" - Roma
OMI (Organismo a Movente Ideale - Trani
Consiglio Ecumenico delle Chiese - Catania
Amministrazione comunale di San Vito al Tagliamento


Foto de L'ESPRESSO - Manifestazione svoltasi a Torino sul diritto di
cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati in Italia.


BAMBINI D'ITALIA

Tutti i bambini
che nascono e
vanno a scuola in Italia
sono italiani,
anche se i loro genitori
sono stranieri.
Questo deve essere riconosciuto.
Così ameranno di più
la terra dove sono nati.
Non cresceranno
sentendosi diversi
ed esclusi
con dentro
un odio sottile
che prima o poi
può esplodere.
Disinneschiamo un odio
che fa male
a tutti.
Cominciamo dai bambini
perché si sentano
fratelli e sorelle d’Italia.

Ernesto Olivero


STRANIERO: ESTRANEO O ITALIANO?

La storia continua a dirci
che in quasi tutte le nazioni del mondo straniero significa strano, estraneo, da accogliere con diffidenza.Troppi stranieri sono costretti a vivere in ghetti e rimangono esclusi, covando dolore e rabbia. È comprensibile: chi fugge per violenza o mancanza di lavoro vuole essere considerato un essere umano e non vuole sentirsi etichettato sempre e comunque come uno straniero. 

Soprattutto in Europa, negli  ultimi tempi viviamo tanti pregiudizi nei confronti di chi arriva. Abbiamo paura di chi appare diverso da noi, coltiviamo ostilità, il terrorismo e Iodio sono diventati trappole. Ma proprio in Europa troppi dimenticano che nel secolo scorso oltre 20 milioni di europei sono emigrati in tutto il mondo.

L'emigrazione è un problema mondiale e i Paesi ricchi dovrebbero prenderne coscienza e cominciare  ad aiutare almeno i poveri loro e delle nazioni vicine. Per amore della vita, dei bambini e dei giovani che sono il nostro futuro, vorremmo cancellare per sempre parole come "nemico: "infedele': "diverso".

Vorremmo che gli stranieri arrivassero in Europa con il desiderio di diventare veramente cittadini, nel segno dei diritti ma anche dei doveri.

Religione e cultura sono patrimonio di ciascuno, ma nessuno può pensare che si possa uccidere in nome di Dio. Nessuno può immaginare di pretendere di trasformare la società che lo accoglie per vivere come nelle proprie città di origine.

Nel nostro piccolo, abbiamo capito i valori fondamentali dell'integrazione:
- accogliere con autorevolezza che non vuol dire cattiveria,
- mettere al centro lo Stato di diritto,
- aiutare a imparare e a parlare la nostra lingua,
- ascoltare per capire e dialogare. Prima pensavamo che dialogare significasse ribadire le proprie posizioni. Oggi siamo convinti che dialogare vuol dire rispettare e pretendere rispetto, vuol dire sedersi ad un tavolo comune pronti a cambiare insieme le differenti convinzioni. Così potremo realizzare il sogno di dare la cittadinanza ai bambini di origine straniera che crescono con noi, fieri di non sentirsi estranei e di unirsi ai nostri giovani come italiani.

Così in Italia e nel mondo avremo famiglie dove tra i tanti valori potrà fiorire anche l'amore per il Paese che le ha accolte. Non è un sogno! Io ci credo. Facciamolo almeno per i nostri figli!

Ernesto Olivero